Ci sono segni che imprimiamo nella memoria e nel cuore convinti che custodiranno per sempre un momento perfetto. Una parola, specialmente quando nasce come una frase dolce, come una promessa sussurrata o una dedica d'amore, sembra l'atto romantico definitivo. È il tentativo di rendere eterno l'etereo, di dire a se stessi che quel legame è indelebile. All'apparenza, per chi ascolta o per chi ci crede ancora, quella parola resta un richiamo all'amore profondo. Ma la verità, a volte, è diametralmente opposta. Quel segno impresso nell'anima non è più una celebrazione, bensì una chiusura definitiva. Diventa il punto finale messo a un capitolo, il sigillo di una consapevolezza raggiunta: quella storia è finita, e quella parola serve a ricordare, prima di tutto a se stessi, che non si tornerà mai più indietro. Anche la scelta del collo come custode di questo segno non è una casualità. Il collo è una parte intima, vulnerabile ed esposta; è la parte di me che più di altre sarà donata e sfiorata da qualcun altro in futuro. Sarà quel qualcuno che, con delicatezza e rispetto vero, avrà modo di fare sua quella parola, curandone il passato e trasformandola in un presente nuovo.
Il percorso che trasforma una frase dolce in qualcosa che evoca il buio è doloroso ma necessario. Quelle parole che un tempo facevano battere il cuore, rilette oggi alla luce della verità, rivelano la loro vera natura. Si scopre che erano intarsiate di falsità mascherate da sentimenti sinceri. Quel significato così profondo si svuota e si corrompe, lasciando spazio a un senso di rifiuto profondo per il tempo sprecato e per le illusioni coltivate. La dolcezza si distorce, si trasforma nel ricordo doloroso. Eppure, proprio quando il disgusto per quel passato sembra soffocare ogni cosa, avviene la metamorfosi.
Come diceva magnificamente Fabrizio De André in una delle sue poesie più celebri, dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fiori. Le storie perfette, apparentemente adamantine e prive di crepe, spesso rimangono sterili, bloccate nella loro stessa messinscena. È invece proprio dal "letame" dal dolore della scoperta e dal fango di una relazione che si creano le condizioni per una rinascita reale. Quella parola, pur portando con sé un peso smette di essere il ricordo di chi ci ha ferito e diventa il terreno fertile per qualcosa di nuovo. Da quella parola intrinseca nera, adesso, finalmente, nasceranno i fiori. E saranno i fiori più belli, quelli della libertà.
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