E poi, quasi senza preavviso, oggi

Pubblicato il 5 ottobre 2026 alle ore 21:35

C’è una strana forma di pudore nel veder comparire la felicità, una paura quasi superstiziosa persino nel pronunciarla quella parola. Come se dirla ad alta voce potesse spaventarla e farla scappare. Oggi è andata così. Un recap della giornata che non ha a che fare con le cose fatte, ma con quello che si è fatto spazio dentro. È una felicità stupida, insensata, di quelle che non sanno giustificarsi e non ne hanno bisogno. Qualcosa che non bussa, ma entra e si accomoda proprio lì, sul lato preferito del letto. Un’assenza che diventa presenza, qualcosa di tanto astratto quanto spaventosamente vero. È la stessa forza invisibile che ti strappa alla routine e ti ritrova a fare chilometri alle due di notte, con i fari che tagliano il buio e le strade deserte, passare dalle crete al mare, quasi senza accorgersene. Guidare senza una meta precisa, o forse con l'unica meta di assecondare questo peso leggero sul petto, del tutto incurante di quello che succederà domani, della stanchezza che busserà al risveglio, di ciò che poi sarà. A volte le decisioni migliori nascono proprio quando si smette di calcolare il percorso. Ci si ritrova davanti ad un pc nel cuore della notte a scrivere, solo per fissare sulla pagina l'esatto momento in cui si è smesso di avere paura di stare bene.